E’ strano come spesso abbia voglia di scrivere pur non avendo eventi interessanti da raccontare e, all’opposto, non ne abbia la minima voglia quando qualcosa degno di un post (almeno per il livello non eccelso di questo blog) accade.
Ora sto leggendo “Firmino”, all’inizio del libro il protagonista si interroga sulla difficoltà di trovare la frase adatta con cui iniziare un romanzo, di come l’inizio dei più grandi romanzi sia sempre memorabile, indimenticabile e, conseguentemente, almeno in parte responsabile del loro successo. Questo mi fa pensare che la frase di apertura di questo post fa abbastanza schifo, tanto più se si considera che questo è l’ultimo post di questo blog.
In questi ultimi mesi, almeno per i miei standard, posso dire che di cose me ne sono successe parecchie: mi sono laureato, ho trovato lavoro, ho conosciuto nuovi amici (alcuni ottimi, cosa che mi capita alquanto di rado…) ho fatto il mio primo viaggio intercontinentale e sto per trasferirmi dalla casa in cui ho passato gli ultimi cinque anni della mia vita. Di tutte queste cose non ho scritto una parola. Il motivo penso sia bene espresso nell’apertura di questo post e, dato che la voglia non sembra tornare, direi che il caso di chiudere “ufficialmente”, giusto per lasciare una cosa in meno a metà.
Forse un giorno riaprirò un altro blog, chi lo sa. Per ora, tanti saluti a quei pochi che sono capitati da queste parti.
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Sono solo in pausa (lunga).

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“Finora aveva colpito solo Gibert e invece ora ha preso anche me, perciò d’ora in poi si chiamerà Pitiriasi Rosea di Gibert-Elio”
(Elio di “Elio e le Storie Tese”)
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Ho scoperto che la cucina da studente fuori sede non è poi molto diversa da quella dei periodi di crisi.
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Chi può decidere della mia vita? Io, Dio o lo Stato?
Se non fossi più capace di intendere e di volere, se fossi incosciente, chi può decidere per me? Qualcuno che ho “delegato” per questo? Un caro amico? Un parente? E se non avessi “delegato” nessuno chi può decidere? Qualcuno che mi ha cresciuto, mi ha conosciuto nella mia vita cosciente, che mi ha seguito per 17 anni nella mia vita incosciente*? Oppure può deciderlo il Presidente del Consiglio o qualche ministro, cioè qualche ipocrita che in questi mesi ha soltanto lasciato passare il tempo occupandosi dei propri affari e che ora, ormai quasi fuori tempo massimo, vuole imporsi sulla scelta di un giudice che non fa altro che interpretare la volontà di una paziente, attraverso quella di un padre?
Ora parla di approvare una legge, dice di aspettare ancora un po’, per averne il tempo… ma che cosa hanno fatto in tutto questo tempo?
Ora si accorge ora che c’è bisogno di una legge! ORA! Mi domando poi che legge abbia in mente… se è del tenore del suo decreto ho paura…
E poi è lui che parla di “una cultura della libertà ed un’altra dello Stato che prevale sui cittadini”.
Quell’uomo non mi ha mai fatto così schifo!
* Tecnicamente non si può chiamarla “morte”, ma chiamarla semplicemente “vita” come un Formigoni qualsiasi è veramente troppo. E comunque non è questo il punto, il punto è che se io fossi in quella situazione vorrei che mi si “staccasse la spina” e, soprattutto, vorrei che chi mi vuole bene rispettasse la mia volontà! Ne devo avere il diritto! E questo che Beppino Englaro sta cercando di fare in tutti i modi, ed è lo stesso che farei io per un amico o un parente, se fossi sicuro che è quello il suo volere. Chi non lo facesse sarebbe il vero egoista.
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